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    lunedì
    mar192012

    823, storia di una bottiglia Trento DOC

    Ora la grossa come una casa: fare un buon vino è una cosa facile. Basta rispettare, e rispettarne, la natura. In campagna, prima di tutto. E poi in cantina. Tutto sommato, ripeto, è facile: magari faticoso, magari dispendioso. Come lo sono tutte le cose naturali. Ma quando ne cogli il senso profondo e lo sai rispettare, allora tutto, appunto, diventa facile, naturale, quasi spontaneo. Fare una bottiglia, invece, è più difficile. E quando parlo di bottiglia, parlo di etichetta, di packaging, di capsula. E di tutto il resto. Perché qui, la natura, la naturalità, è costretta a mettersi a confronto con altre variabili e con altri bisogni. Che sono i bisogni, e le tecniche e le modalità, della comunicazione. L'obiettivo è quello di intercettare l'attenzione del consumatore. E allora tutto diventa dannatamente complicato. Cosa vorrà mai il signor Rossi? Cosa starà cercando? Come posso fare per avvicinarlo a me? Come devo fare per fargli cogliere la natura del mio vino, prima ancora dell'assaggio. Come posso fare per sedurlo, questo benedetto signor Rossi? Ecco, qui tutto diventa più difficile. Perché non basta più adattarsi, e quasi piegarsi, alla natura e ai suoi ritmi, alle sue stimolazioni, ai suoi bisogni, alla sua essenza. Come avviene in campagna e come avviene in cantina.

    Tutta questa premessa per parlare della bottiglia del mio Metodo Classico Trento DOC: 823. Una champagnotta classica senza etichetta frontale e una contro etichetta, che contiene solo le indicazioni di legge obbligatorie, molto contenuta nelle misure. E un cartoncino essenziale ceralaccato sul collo, per una rapida descrizione di questo mio Metodo Classico Noir. Qualcuno, commentando questa impostazione minimalista, ha già parlato di una scelta avventurosa. Dico la verità: non è stato facile arrivare a questa bottiglia. Ma mi ha guidato, ancora una volta, l'idea della semplicità. Della naturalità. Come fare per far parlare subito il mio vino, senza mediazioni e senza filtri Co0me fare per fare in modo che sia “lui” a comunicarsi e non le sovrastrutture grafiche e mediatiche. Mi sono chiesto. E allora ho pensato che il modo migliore fosse quello di spogliarlo di qualsiasi ornamento che non fosse essenziale. E ho cominciato a togliere, ridurre, eliminare, tutto quello che in fondo avrebbe potuto confondere il consumatore. Distoglierlo dall'attenzione verso questo Trento DOC di montagna. L'idea è stata quella di guidare, di accompagnare, il consumatore, direttamente al cuore, all'essenza, attraverso un approccio minimalista. Anche il nome, 823, è nato così: dalla voglia di comunicare subito, con immediatezza, di cosa si trattasse: un Metodo Classico ottenute da vigneti coltivati ad un'altitudine di 823 m. (e fino a 890 m.). Tutto questo, ripeto, non è stato facile: ci sono state lunghe discussioni con i mie collaboratori e anche con i miei tanti amici che mi accompagnano sempre in queste mie scelte. E non è stato facile, perché paradossalmente togliere e ridurre è più difficile dell'aggiungere, del mascherare e del dissimulare. E non è stato facile perché è stato un percorso inverso a quello che di solito si fa quando si ha in mano un nuovo vino: lo si veste. Io, invece, lo ho spogliato. Lo ho voluto mettere a nudo. Non so se questa bottiglia piacerà al signor Rossi. Naturalmente me lo auguro. Ma di sicuro, io, di questa bottiglia, così essenziale, sono orgogliosamente contento. Salute! 

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